Making Peace by Aeryn Alexander Genre: General/ Drama (Angst) - Rating: PG (for drama and because G sucks -- can I add language now?) - Summary: Harry and Snape are forced to spend some time together ... and for some strange reason, it isn't that bad, or is it? I bet the title gives it away. This story is of the non-slash variety. - Tradotto da Cuccussétte e Falco del Sole - Genere Angst\ generale - per minori di 14 anni ci vorrebbe un adulto vicino, per l'atmosfera drammatica e cupa - In breve: Harry deve passare un periodo insieme a Snape, per forza: cambierà opinione su Snape? Non ci sta alcuno Slash - inutile volerci cercare quel che non c'è.. Qui l'originale: http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1043343&chapter=1
CAPITOLO PRIMO : UNA GROTT… OPS, UN SOTTERRANEO
"Arragh! Cinque punti dal Grifondoro!" gridò il Professor Snape, facendo seguire allo strillo un gemito, assai più soffocato, di dolore e frustrazione.
"E per cosa?" chiese Harry, asciugandosi il sudore dalla fronte. Non poteva farci niente ma sembrava truce.
"Per torturare senza posa il tuo Maestro delle Pozioni," disse Snape, e si distese respirando con affanno.
"Per un momento stavo pensando che stessi per accusarmi di aver provocato tutto questo guaio," disse Harry e sedette a riprendere fiato e a cenare verso l'ammasso di pietre larghe e ghiaia che tratteneva a terra il professore.
"Se non stessi facendo una punizione, Potter, nessuno di noi due sarebbe stato quaggiù quando ha mollato l'incantesimo di costruzione nel sotterraneo," sbottò velenoso Snape.
Quella constatazione, di per sé maliziosa nell'intento, era piuttosto vera. Harry Potter si erapreso un'altra punizione con il Professor Snape. Sebbene fosse un fatto del tutto tecnico, forse, aveva la colpa di essere nell'aula di Snape nel sotterraneo quando uno dei vecchissimi incantesimi che tenevano in piedi Hogwarts aveva ceduto al tempo. Il risultato della piccola catastrofe era che erano intrappolati, e Snape era sotto la già detta massa di detriti e Harry, spaventato come era, era lì con lui siccome la porta era stata bloccata da grossi pezzi di muratura.
"Allora cosa vuoi che faccia?" chiese Harry.
"Prova a usare la bacchetta. Forse puoi far levitare un po' di questa roba via da me," suggerì Snape.
Harry fissò un cumulo di ghiaia che conteneva parte di quello che un tempo era stato un tavolo. La sua bacchetta era da qualche parte nel conglomerato, di certo sul fondo. Severus Snape seguì lo sguardo del giovane uomo e gemette. Non poteva far niente di meglio? No, certo. Era Harry Potter, non aveva bisogno di controllare la sua bacchetta.
"Cinque punti in più dal Grifondoro per non aver badato alla tua bacchetta," comunicò Snape.
"E allora, professore, la tua, di bacchette, dove sta?" replicò Harry con un tono tagliente.
La gamba destra del Professor Snape, dalla caviglia al fianco, era del tutto sepolta da pezzi di pietra, e il pietrisco aveva colorato i suoi abiti dal nero al grigio. Dall'angolo che formava, era difficile credere che non fosse rotta. Le spalle erano in qualche modo incuneate tra due fette di vecchia muratura, ma tutto sommato lo trattenevano in una posizione abbastanza comoda date le circostanze. Un piccolo taglio vicino all'occhio destro stava sanguinando un po', e anche se pungeva, Snape non avrebbe mai ammesso che il piccolo rivolo di sangue lo solleticasse. Era stato un miracolo, se il professore di Pozioni non era stato schiacciato.
Severus si mosse un poco e fece caso con fastidio che qualcosa di appuntito stava premendo contro la coscia destra sotto il peso dei detriti pesanti che lo avevano inchiodato lì. Era la sua bacchetta… nella tasca sbagliata… e fuori portata.
"Non importa Potter, dovremo usare le nostre teste… siccome quelle ci sono," gli disse.
"Lo sai, potrei vivere senza i tuoi insulti, in modo particolare quando non ci portano fuori da questa situazione," rispose Harry.
"Hai un brillante piano per farci uscire da qua?" chiese Snape.
Questi iniziò come per togliere altri cinque punti alla Casa di Harry per l'impertinenza, ma si fermò appena a malincuore ammise a sé stesso che il ragazzo aveva ragione.
"Allora, hai un brillante piano per farci uscire da qua?" chiese Snape.
"Puoi teleportarti?"
"Non puoi materializzarti o teleportarti nei terreni di Hogwarts."
Per un istante Snape era sembrato un po' come Hermione. L'effetto era abbastanza agghiacciante.
"Giusto…" annuì Harry rimuginando sul problema.
"Beh, non è proprio come se si fosse intrappolati in una miniera o in un posto simile. Qualcuno, il Preside Dumbledore per esempio, è tenuto a notare il crollo del sotterraneo o la tua scomparsa entro un paio di ore se non prima del mattino, alla peggio," disse Snape, scotendo le spalle sbilenche.
"E nel frattempo?"
"Aspettiamo," rispose Snape, soffocato.
"E quella tua gamba?"
"E' affar mio."
"Oserei dire che lo è, ma non ti ci vorrebbe qualcosa per la gamba?" chiese Harry.
Era difficile rispondere alla domanda. In tutta onestà, Harry sperava che la gamba gli facesse un male del diavolo. Snape se lo meritava. Il tipo untuoso non gli aveva causato altro che guai per quarto anni e mezzo, per noin dire di quello che aveva fatto a Remus e Sirius. Nonostante ciò, Harry era un Grifondoro fatto e finito e non era proprio da lui sedere beato mentre qualcun altro pativa, nemmeno se quel qualcuno era Severus Snape.
"Sono stato peggio, te lo posso assicurare, Poter," affermò il professore.
"Certo, già, non lo siamo stati tutti? Ma questo non significa che…"
"Te lo ripeterò allora. La gamba è mia ed è affare mio," grugnì Snape.
"E allora tienila," rispose Harry, davvero dispiaciuto di averglielo chiesto.

CAPITOLO SECONDO - SE ODORA DI SALIVA….
Il piano, dalla prospettiva di Harry, appariva come di attendere fino a che Dumbledore o qualsiasi altro professore non fossero arrivati per salvarli. Si potrebbe senza dubbio dire che il giovane mago avrebbe preferito un approccio più attivo al problema, ma di certo non era per provare e scavare con le mani nude. Sarebbe stata una fatica senza frutto, che immaginava potesse finire con abbastanza facilità con la morte di entrambi, se il sotterraneo crollava oltre.
Il grosso dei tavoli e delle sedie era stata così tanto danneggiata, che Harry si trovò seduto su un largo pezzo di pietra, e con fare assente si spazzolava la polvere dalla tunica mentre continuava a ragionare sul problema. Lo sguardo si trascinò verso la porta dell'ufficio privato di Snape, dove conservava gli ingredienti per le pozioni più preziosi e roba simile. C'era un piccolo rivolo di qualcosa che sbucava da sotto la porta. Mentre Harry guardava, il liquido vischioso, grigio argenteo, prese a fumare un poco.
"Professore, una delle tue pozioni sembra che scappi," avvertì Snape che in silenzio era perso nei suoi ragionamenti.
"Quale pozione?" chiese Severus, torcendo il collo per dare un'occhiata.
"Non assomiglia a nessuna che abbia mai visto," rispose squadrando la pozione.
"Forse se eri più attento…" prese a dire Snape. Poi si interruppe e fissò il liquido.
"Credo che almeno in parte stia dissolvendo il pavimento."
Per tutti i suoi molti difetti del suo cattivo carattere e della personalità arrogante, nessuno poteva però dir parola sul fatto che Snape conoscesse le pozioni. Aveva ragione. Il liquido stava scavando un solco nel pavimento, come un fiume rapido erode gli argini, in un solo unico muoversi. Snape diede il suo migliore sguardo esaminatore allo scorrere del liquido e si rese conto che probabilmente sarebbe scorso nella sua direzione.
"Professore?" chiese Harry, che osservava gli occhi di Snape tracciare il prevedibile percorso della sostanza lungo il pavimento.
"Potter… forse potrei aver bisogno di assistenza," ammise con difficoltà il Maestro delle Pozioni.
"Naturale," convenne Harry, sebbene non servisse a niente, provò una piccola briciola di soddisfazione. Snape non poteva permettersi di dirgli di farsi gli affari suoi.
Con quello, Snape spiegò a Harry cosa doveva fare per indirizzare lo scorrere della pozione verso uno scolo nell'angolo più lontano. Era un lavoro stancante che utilizzava pezzi sbocconcellati di pietra per tracciare una sorta di diga sul pavimento, che obbligasse il liquido a scorrere nella direzione preferita. Quando Snape fu soddisfatto, Harry gettò da parte i suoi utensili e si asciugò il sudore dal viso.
"Grazie, Potter,"fu tutto quello che riuscì a dire Snape, e riuscì lo stesso a sorprendere Harry.
Ovvio, quando rispose, "Di niente, Professore," fu assai meravigliato. Poi sentì Snape annusare l'aria della stanza. Il professore appariva parecchio perplesso.
"Lacewing... belladonna ... saliva di unicorno… e…" mormorò cercando di distinguerela composizione della pozione dall'aroma.
<beh, come minimo un gran naso a qualcosa serve> pensò Harry. "Allora cosa è?" chiese quando Severus strabuzzò gli occhi e gemette forte.
"Aromatica."
Harry immediatamente portò la mano a tappare il naso e la bocca, chiedendosi se anche loro si sarebbero dissolti.
"Che genere di roba aromatica? Chiese Harry con la voce attutita.
"Penso che sia una variante dell'Olio Pacemaker. Di tutte le fortune!" sospirò Snape chiudendo gli occhi.
"Non ho familiarità con quella roba," ammise Harry togliendo la mano.
"Trasforma l'antagonismo e il risentimento in amicizia e… empatia. In qualche modo gli ingredienti si sono mescolati e … oh, dannazione! Perché non poteva essere stata solo un distillato soporifero o qualcosa di innocuo?"
Harry rise parecchio al pensiero. "Così ecco perché non ci becchiamo più professore! E' la pozione!"
"Ma quanto potrà durare, professore?" chiese a voce alta, nascondendo la risata con un appropriato tossire.
"Fino a quando non usciremo da questa stanza, immagino."

CAPITOLO TERZO - OH, L'EMPATIA DELL' IMPERIUS !
Mentre sedevano nel silenzio teso, Harry combatté contro il bisogno di trovare qualcosa da mettere sul taglio sul viso del suo professore, taglio che di certo infastidiva lo stregone. Severus a causa delle spalle incastrate non riusciva a raggiungere la ferita superficiale nemmeno quel tanto da poter asciugare il sangue. Non era altro se non un fastidio. Harry, dal lato suo, si era ben difeso contro la Maledizione Imperius prima di allora, ma aveva ben poca esperienza con il trattenere le sue sensazioni di empatia e compassione. Alla fine sospirò e si arrese.
Snape fu un poco allarmato quando Harry lasciò il suo sedile e andò verso un calderone colmo di acqua distillata di cui inzuppò un pezzo di stoffa strappata; lo strizzò e guardò verso il professore.
Severus era certo di quello che avrebbe fatto il ragazzo prima che questi si inginocchiasse vicino a lui sul freddo pavimento di pietra. Chiuse gli occhi mentre Harry tamponava la piccola ferita. La sensazione di prurito e solletico cessò.
Mentre Harry continuava a pulire la polvere e la malta che avevano coperto la pelle di Snape, le sopracciglia si mossero. Harry per un istante si fermò, allarmato dalla sua vicinanza a Snape e timoroso che potesse ricevere una severa ramanzina. Ma il professore non disse niente. Neppure aprì gli occhi. Severus aveva paura di aprire gli occhi e guardare il ragazzo.
Quando Harry lo ebbe pulito in modo decente, prese a scostarsi, ma Snape lo prese per il gomito con la mano libera e aprì gli occhi scuri.
"Tua madre… tu hai molto di lei." prese a dire Snape prima di riuscire a fermarsi.
"Mia madre, professore?"
"Lily… fece da assistente a Madama Pomfrey per un certo periodo. Lei trattava nella stessa maniera tutti gli studenti, anche i Serpeverde come me."
"Non lo ho mai saputo," disse Harry calmo.
"E' solo la pozione che parla, lo sai," sussurrò Snape rilasciando il braccio del ragazzo.
"Beh, grazie lo stesso per avermelo detti," disse Harry tornando al suo sedile.
Un silenzio disagevole cadde tra I due, un silenzio che in parte volevano spezzare e in parte volevano mantenere. Harry stava facendo del suo meglio per ricordare che l'altro uomo era un nemico, un uomo di alleanze poco chiare che aveva reso la vita sua e dei suoi amici più dure del necessario. Snape si trattenne dal dire qualcosa e enne lo sguardo sul muro, o su quanto ne era rimasto; sapeva che se parlava si sarebbe poi rammaricato delle sue parole, avrebbe avuto rimpianti su ciascuna delle parole che poteva dire a Harry nel suo alterato stato mentale.
CAPITOLO QUARTO - CONFORTO NEL FREDDO - Cold Comfort
Harry aveva ripiegato le braccia sotto la tunica per ripararsi dal gelo come stava iniziando a sopraffare il sotterraneo. Sentiva come se stesse diventando sempre più freddo ad ogni istante. Fissò Snape, che aveva gli occhi semichiusi. Il professore non diede segno di aver freddo o anche di essere consapevole della temperatura glaciale. Harry ghignò quando si scoprì desideroso di un simile stoicismo, per la semplice abilità di non fare una piega invece di essere preso di tremiti continui nell'aria gelida che si infilava tra gli abiti e gli faceva venire la pelle d'oca.
Non si erano più detti parola, né malamente né con simpatia, per la maggior parte dell'ora. Mentre era vero che il professore altro non voleva che continuare così, mentre Harry aveva l'insinuante desiderio di approfittare degli effetti della pozione e chiedere a Snape un paio di domande che da tempo gli davano da pensare. Con molte probabilità non ne avrebbe più avuto l'occasione.
"Professor Snape?" domandò.
Le palpebre pesanti del Maestro delle Pozioni si sollevarono e voltò la testa verso Harry. Appariva piuttosto prostrato. Se fosse dovuto alle condizioni fisiche o a qualche altra causa, forse vergogna o timore per la pozione, Harry non seppe dirlo.
"Potter?"
"Quando ero al primo anno… mi salvasti la vita alla partita di Quidditch," premise.
"Immagino di sì."
"Perché lo facesti?" chiese Harry. "Voglio dire, il preside disse che era a causa di mio padre… ma tu mi hai detto che non ti salvò mai la vita, così..."
"Non lo feci affatto per James Potter. Forse nemmeno per Lily, Harry," proseguì Snape, facendo una pausa appena si accorse di aver chiamato Potter per nome. "C'è un sacco sul tuo conto, sulle tue abilità, su chi sei e su quello che la gente crede che tu sia. Ciascuno, ogni studente, anche i Grifondoro, meritano una possibilità di diventare grandi stregoni o cadere di testa nel tentativo. Mentre ammetto che mi sono sempre atteso che tu facessi la seconda delle due fini, e forse lo ho desiderato, difficilmente sarei l'uomo che Albus Dumbledore immagina che sia, o la persona che tua madre…una volta… molto tempo fa disse che sarei potuto essere, se avessi lasciato perdere la tentazione di Voldemort, in verità."
"E così, mi hai protetto… così, avrei avuto la possibilità di fallire?" chiese Harry.
Snape pensò alla domanda per qualche attimo e rispose, "Sì, credo che sia una deduzione corretta."
"Che tipo di persona mia madre pensava che fossi tu?" chiese Potter dopo un momento.
Severus sorrise con dolcezza. Era uno spettacolo raro, pensò Harry mentre già il sorriso spariva. Nonostante l'ammissione esplicita di credere che Harry non sarebbe mai diventato un grande mago, Harry si trovò incapace di sentirsi arrabbiato. Il professore era stato onesto, anche se non proprio simpatico. Harry osservò lo sguardo dell'uomo scendere sul braccio sinistro.
"Un genere di persona del tutto diverso da quello che son diventato," affermò.
"Vuoi dire un Mangiamorte?"
Snape lo fissò sbieco, ma annuì. "Sì, un Mangiamorte. Lily pensava… lei pensava che sarei stato un eccellente insegnante di Difesa dalle arti Oscure. Io… ignorai l'avvertimento per troppo tempo e…"
"E?"
"Vedi dove mi ha preso?" Lo sguardo era sul braccio, dove portava il Marchio Oscuro. Severus sospirò affannato. "Basta domande, Potter. Per favore."
"Sì, professore," convenne. E provò un misto di pietà per Snape e rimpianto di non aver mai conosciuto per davvero la donna che era stata sua madre."Questa pozione mi sta deprimendo," constatò.
"Non lo fa," rispose Severus con una risata breve e secca.
Guardò Harry stringersi addosso ancora più stretti i mantelli e tremare per il freddo. Snape era ignaro della temperatura che calava, ma viveva nel sotterraneo da molti anni. Era stato nella casa dei Serpeverde da ragazzo, dopotutto. Anche quando tutte le magie che rendevano Hogwarts un posto sicuro e un abitabile vecchio maniero, il sotterraneo poteva diventare umido, specialmente in inverno.
Notando l'occhiata acuta del professore, Harry commentò,"Ehm, fa un po' fresco qua sotto."
"Naturale, Potter. Siamo a dozzine di metri sotto il terreno solido e congelato. E' la natura," disse, senza esser scostante. "Se hai freddo…" prese a dire Snape, ma si fermò. Chiuse gli occhi di scatto come a ricacciare le proprie sensazioni amabili. Fallì, nonostante i lunghi anni di pratica. "Vieni a sederti qui. Potremo tenerci caldi l'un l'altro fino a che non arriveranno i soccorsi, ormai non dovrebbe mancare molto."
Harry esitò e provò a pensare a qualcosa di orribile nei riguardi del professore, qualcosa che potesse tenerlo seduto sulla gelida pietra, ma non ci riuscì. Riuscì solo a fare un cenno prima di alzarsi in piedi e andare verso Snape.
"Grazie, signore," disse calmo e sedette accanto al Maestro delle Pozioni.
Severus mise il braccio libero attorno alle spalle del ragazzo, e lo tirò piùa sé. Harry dovette ammettere che si sentiva più caldo, ma forse era il rossore che si era sparso sulle gote. Non era quello il modo in cui si era immaginato la sua punizione, affatto.
Harry guardò su verso Severus, con uno dei suoi sguardi tipici, uno sguardo triste e forse disperato. Harry sentì i propri occhi annebbiarsi per le lacrime dietro gli occhiali e guardò altrove con rabbia. Aveva appena fatto un paragone, Severus Snape aveva la stessa età che avrebbe potuto avere suo padre.
"Harry ... Sono addolorato per Lily ... e anche per James. Vorrei che tu potessi averli conosciuti." Gli disse Severus sopraffatto da un'improvvisa incontenibile sensazione di empatia,< indotta senza dubbio dalla pozione> pensò tra sé.
"Mi è spesso stato detto come era mio padre… da te, dal professor Lupin e da…altre persone. La storia di ciascuno è un po' diversa, però nessuno mi ha mai detto molto di mia madre," disse Harry, lasciando inespressa la sua domanda.
Severus senza rifletterci strinse la presa, prese un gran respiro e iniziò,"Lei era una Grifondoro in ogni senso della parola… coraggiosa oltremisura… e nobile più d'ogni altro, ovvio… brillante e decisa nel suo agire. Era anche assai ingegnosa…"
CAPITOLO QUINTO - DEL VALORE DI CENTO PAROLE -
L'ultimo blocco di sotterraneo crollato fu fatto levitare nel corridoio, e liberò abbastanza spazio perché il Preside e la Professoressa McGonagall. L'impresa aveva richiesto la maggior parte della notte, e il grosso dei loro colleghi insegnanti stavano ancora lavorando per rimettere su gli incantesimi che erano crollati misteriosamente. Appena entrarono nell'aula, Albus Dumbledore balbettò piano con un luccichio nello sguardo mentre Minerva si mise una mano sulla bocca con un'espressione sia di shok orripilato che di tenerezza. Severus e Harry erano addormentati. Il Ragazzo- che - sopravvisse era seduto accanto all'ex Mangiamorte, e posava la testa sulla spalla dell'uomo più vecchio. Il professore di pozioni russava leggero, addormentato nonostante la gamba rotta e le spalle incastrate in quel modo.
"Se solo avessi portato una macchina fotografica," mormorò assente Dumbledore.
Harry si mosse un poco ed aprì gli occhi. Sbatté la palpebre assonnato per un attimo prima di sbirciare i due professori vicini alla porta.
"Harry." Lo salutò Albus.
"Signore," disse Harry ricacciando uno sbadiglio. "Sapevo che sareste venuti."
"Abbiamo passato il grosso della notte a scavare il sotterraneo. Temo che parecchi della casa Serpeverde abbiamo passato la notte nel Salone," disse Albus.
"E non c'erano letti liberi nelle altre Case?" chiese il Professor Snape, sciogliendo il braccio da Harry. I fumi avevano iniziato a schiarirsi e così la sua testa.
"Sembravano alquanto indignati dal dover dormire nella sala comune Grifondoro," disse beata la professoressa McGonagall.
"quanto siamo restati qui sotto?" chiese Snape.
"In tutto, credo circa sei ore," rispose Dumbledore.
"Ore? Solo sei ore? Sono sembrate sei giorni," replicò Severus guardando la sua gamba spezzata e inchiodata a terra, pieno di pensieri.
"Giusto. Adesso in un attimo vi libereremo,"proseguì il Preside.
Harry si alzò e si scosse la polvere dagli abiti mentre i due professori liberavano il collega da sotto i detriti. Poteva avvertire gli effetti della pozione svanire mentre l'aria dell'aula si mescolava con quella del corridoio davanti. Per un attimo si chiese se l'Olio Peacemaker potesse avere un influsso positivo, sebbene temporaneo, sulla Casa Grifondoro, il cui dormitorio non era poi così lontano.
"Si sarà dissipato assai prima di arrivar da loro," sospirò tra sé.
Mentre Harry guardava Dumbledore e la McGonagall rimettere in piedi Snape, avendo completato lo scavo, si sentì un morso di rimpianto. Probabilmente non sarebbe mai più stato in così buon rapporto con il Maestro delle Pozioni. Pensò a quello che gli aveva detto Snape dei suoi genitori e fu lieto di non aver sprecato quella sua opportunità. Harry sentì un nodo formarsi nella sua gola quando Severus lo guardò. C'era uno sguardo strano, triste, in quegli occhi scuri; uno sguardo che, comprese, rifletteva il proprio.
Dumbledore e la McGonagall, che apparivano impeccabili, sorressero Snape quando provò a portare il peso sull'arto spezzato. Scosse il capo in silenzio appena una scarica di dolore gli percorse la gamba. Non lo avrebbe sorretto.
"Molto bene," disse Dumbledore. Fissò Harry e chiese, "Immagino che ci accompagnerai alla nostra visita all'infermeria ?"
"Sto bene, professore. Ma vorresti che lo aiutassi?" chiese, accennando lieve verso Severus.
"Oh, ce la faremo, Harry. Se non necessiti di cure mediche, per favore torna alla Torre dei Grifondoro. Immagino che ci sarà della gente che attende di rivederti. Il signor Weasley e la signorina Granger erano piuttosto sconvolti la scora notte quando si accorsero della tua scomparsa," lo informò Dumbledore
"Sì, signore," rispose Harry quando i tre professori iniziarono ad avviarsi per far visita a Madama Pomfrey e lui iniziò il lungo percorso per tornarsene solo alla torre dove era il dormitorio.

CAPITOLO SESTO - SE I DESIDERI FOSSERO GUFI CON PACCHETTI If wishes were owls with packages
Fu un po' di tempo dopo, durante la notte seguente: Harry venne svegliato da un leggero bussare alla finestra. Si mise gli occhiali e si levò dal letto. Un gufo di mezza taglia, un gufo della scuola a vederlo, era appollaiato sul davanzale della finestra. Harry aprì la vetrata e fece entrare l'uccello. Posò una scatola lunga e sottile sul davanzale interno proprio davanti a Harry, sbatté le ali e volò via con grazia dalla torre, diretto alla Guferia. Harry sospirò piano quando chiuse la finestra e tornò al letto caldo con la scatola. Sapeva cosa c'era dentro prima anche di aprirla, e ne era grato.
La bacchetta, la sua bacchetta, era stata lucidata e forse ripaata, sebbene non era certo se fosse stata danneggiata nell'incidente. Un piccolo biglietto era nella scatola insieme alla bacchetta. Harry strizzò gli occhi nella penombra per leggerlo:
<Attento alle tue cose. S.S." riportava il biglietto con una grafia da ragno.
Harry inghiottì piano e mise via il biglietto. C'era qualcosa da ricordare della punizione. Strinse la bacchetta per qualche minuto prima di posarla sullo scaffale accanto al letto insieme agli occhiali e rannicchiarsi di nuovo tra le coperte.
"Non sarebbe carino," pensò assonnato, "se Snape potesse essere di più come quando era sotto l'influsso dell'olio Pacemaker?"
Harry sospirò penosamente tra sé. Era impossibile.
Poi ebbe un'idea…
"Potrei provare a mescere quella roba. Se è venuta fuori come risultato di un incidente… allora, quanto mai potrà essere difficile ?" pensò.
CAPITOLO SETTIMO - L'INGREDIENTE MANCANTE E SEGRETO - The secret, well, missing ingredient
La doppia lezione di Pozioni andava avanti da un po'. Alcuni degli studenti più abili stavano lavorando per finire il loro progetto,incluso, poté notare Snape, Harry Potter, che alla fine aveva iniziato a prendere con serietà l'arte di fare Pozioni. Guardò gli ingredienti sul tavolo dove Harry stava lavorando da solo. Lacewing, belladonna, e saliva di unicorno. Un altro paio di ingredienti, per lo più esotici, erano pronti alla mano. Potter stava cercando di ricreare l'Olio Pacemaker con un esperimento. Lui non gli aveva mai detto l'ingrediente finale della raramente usata versione della pozione. Una parte di lui era commossa dalla gestualità, per non dire dallo sforzo, che era essenziale, e dalla cura che Harry stava esercitando mescolando le sostanze aromatiche.
Quando gli altri studenti se ne andarono alla fine del tempo stabilito, inclusi Ron e Hermione, che non capivano la recente ossessione dell'amico per e pozioni, Snape lasciò la sua cattedra e guardò Harry proseguire il lavoro, inconsapevole che la lezione era terminata. Il giovane uomo era appassionato, ammise a malincuore Snape.
"Non hai altre lezioni questo pomeriggio, signor Potter?" chiese il suo tono non era privo di un certo calore dissimulato. Non era cosa da tutti i giorni che uno studente rimanesse dopo la lezione per sua volontà.
Harry alzò lento lo sguardo dal calderone che ribolliva e si guardò attorno. Il tempo era passato svelto per lui, troppo svelto, pareva.
"Professore ... Ci sono così vicino… posso sentirlo."
"Cosa puoi?" chiese Snape con un soffio di noia nella voce. Il ragazzo era ancora così arrogante.
"Credo di poter…"
Severus guardò la pozione e sospirò sommesso tra sé. Il ragazzo aveva ragione: solo una cosa mancava dal suo miscuglio distillato con maestria.
"Perla nera di fiume, signor Potter. E' nel ripiano, sopra lo scaffale.Ma vacci piano con quella, roba. Rammenterai quale effetto ebbe sul pavimento di pietra, proprio là." Snape lo disse indicando un solco sottile nel pavimento del sotterraneo.
"Certo, professore," cennò Harry.
"Imbottigliami un campione per me quando hai completato questo progetto," gli richiese, voltandosi per andare.
"Non rimani?"
"No, Potter… oserei dire che non voglio!"
CAPITOLO OTTAVO - IMPARIAMO A FARE PACE - Learning to make peace
Harry sospirò forte quando il Professore di pozioni se la svignò dal sotterraneo, lasciandolo solo con il suo lavoro. Quanro aveva spulciato libro su libro cercando la ricetta per la pozione! Solo per scoprire che il vero, unico olio Peacemaker era uno dei più difficili da distillare in tutta la storia della Stregoneria. Snape aveva chiamato la pozione dell'incidente una variante, dopo tutto. Come era riuscita, era una variante semplificata con effetti imprevedibili, rispetto a quella vera, inclusa la capacità di indurre il sonno e una sproporzionato aumento dell'empatia; il che spiegava molte cose.
Harry aggiunse la perla nera di fiume con grande cura, deciso a non sciupare la pozione, anche se non gli sarebbe servita per il suo vero scopo, ovvero scoprire che il Professor Snape gli aveva detto storie sui tempi andati prima dell'ascesa di Voldemort, quando i suoi genitori erano ancora vivi. La pozione ribolliva e sibilava. Il colore sembrava quello giusto, che era pur sempre un buon segno.
"Harry?" chiese una voce da dietro di lui.
Si guardò alle spalle e sorrise quando vide il Professor Dumbledore sulla porta da poco riparata del sotterraneo ricostruito.
"Salve, signore, se stai cercando il Professor Snape ..."
"Lo ho superato nel corridoio. Sembrava un po' infastidito… Come una Cioccorana rovesciata…" disse Dumbledore, scotendo la testa incredulo. "Severus era un vero tipo da Cioccorane, da ragazzino. Non riusciva mai a rovesciarle. Mi sentivo allo stesso suo modo con le Gelatine Tuttigusti +1, fino a quel dì fatale…" spiegò con un sospiro.
"Questa è dura da immaginare, signore. Lui, che si mangia Cioccorane, intendo."
"Anche dopo la disavventura che avete condiviso?" chiese il Preside.
Harry ci pensò un momento e rispose, "No, credo che tu abbia ragione, professore."
"Cosa stai distillando qui, Harry?"
"E' un esperimento… una variante dell'Olio Pacemaker."
"Ah… w stai cercando di far pace con Severus, senza dubbio. Davvero meritevole."
"Quando eravamo intrappolati qua sotto, avevamo un'intesa grazie alla pozione. Lo rendeva… assai più simpatico. Era diverso… era qualcuno che sarei onorato di chiamare amico," ammise Harry.
"Sono abbastanza sorpreso, signor Potter. Da quello che ho capito, hai passato parecchie lunghe ore in biblioteca studiando volumi sulle pozioni nel tuo tempo libero, ricerche sofferte, queste, tutto per questo… esperimento."
"Sì, signore."
"Allora dovresti sapere che l'Olio Peacemaker in realtà non aggiunge niente al carattere di quanti sono sotto la sua influenza. Può solo togliere."
"Credo di non capire."
"La pozione non rende il Professor Snape una persona differente, più simpatico o migliore. Penso che puoi dedurre dalla tua personale esperienza che ha solo rimosso le barriere di rabbia e risentimento, che per lui sono così consistenti, soprattutto nei tuoi confronti."
Harry si incupì quando la consapevolezza lo raggiunse. Le persone che erano state lui e il Professor Snape nel sotterraneo non erano prodotto di una pozione aromatica. Erano loro stessi quando erano rimasti denudati da tutti i risentimenti elaborati nel corso degli anni, e le cattiverie. La pozione li aveva solo lasciati essere loro stessi nel modo migliore.
"Beh, Harry?" lo incitò Dumbledore con un sorriso.
"Sì, ora lo capisco," rispose, guardando la pozione finita e togliendo il calderone dalla fiamma. "Ma allora cosa dovrei fare?" domandò.
"Potter, intanto potresti cominciare col seguire le mie istruzioni, e imbottigliare un po' di quella roba," disse una voce irritata dalla porta.
Harry si voltò e vide il Professor Snape in piedi proprio dietro il Preside, le braccia incrociate sul petto e sguardo tutt'altro che divertito, sebbene non del tutto dispiaciuto. Appariva in qualche modo a disagio.
"Certo, professore."
"E riempi una bottiglia per me, non dimenticare. Le cose utili dovrebbero essere sempre aportata di mano. E dovrebbe bastarne per riempire una terza bottiglia… per uso personale, se il Professor Snape non ha niente in contrario, ecco."
"Le pozioni non sono giocattoli, Potter. Bisogna essere cauti su come usarle," disse Snape piuttosto riluttante.
"Ti ringrazio, signore," cennò Harry, e recuperò due bottiglie per I professori prima di toglierne una dalla propria attrezzatura.
"Come minimo, sappiamo che funziona," commentò il Maestro delle pozioni con una smorfia lieve, non del tutto sgradevole.
"Ora, ora Severus. Non è carino approfittarsi di qualcuno sotto l'influsso di una pozione che modifica l'umore, in special maniera quando tu stesso non ne sei soggetto volontariamente," strascicò Dumbledore.
"Intendo rimanere sulla soglia fino a quando il signor Potter non avrà finito il procedimento di imbottigliatura. Non sono dell'umore per ulteriori svolazzamenti nostalgici sui miei trascorsi di scuola, per divertimento suo, Preside." disse breve Snape.
Dumbledore sorrise affabile a Harry, che stava facendo del suo meglio per riempire le bottiglie mentre loro stavano guardando, un'esperienza che logorava i nervi, come minimo.
"Prendo una di quelle e me ne vado," disse Dumbledore quando Harry ebbe finito di riempire le due bottiglie allineate con il liquido che ancora frizzava di una tonalità piacevole sull'argenteo. "Hai proprio fatto un grande lavoro, Harry, e ti ringrazio," lo apprezzò il Preside.
"Sei sempre benvenuto, signore," disse Harry.
Quando Dumbledore se ne fu andato, Snape rimase là alla porta del sotterraneo finché Harry non ebbe tappato le restanti bottiglie e svuotato il calderone quasi asciutto.
"Hai le capacità necessarie per diventare inadeguato Maestro di pozioni, un giorno," commentò Snape avvicinandosi al tavolo dove Harry stava lavorando. Sollevò una bottiglia, ispezionandola.
"Lo pensi davvero?"
"Sì," disse Severus. "La tua inventiva, la tua dedizione alla ricerca e al metodo, il tuo impiego di tempo… c'è tutto. Queste qualità potrebbero renderti un eccelso distillatore di bevande magiche…" continuò esitando mentre si rendeva conto di quello che diceva. "Ma.."
"Signore?"
"Voglio avvisarti, come tua madre avvisò me. Le pozioni e il loro studio possono far discendere una strada buia, una strada che non dovresti prendere, Harry. Forse il tuo tempo… e il tuo talento sarebbe meglio impiegato in un'altra meta," sospirò solenne.
Harry abbassò gli occhi e osservò la bottiglia argentata sul tavolo, la sua creazione, il prodotto di tante ore di studio e di tante ore di esperimenti sul mescere pozioni. Li aveva, in verità, graditi entrambi.
"Ti ho dissuaso?" domandò Snape.
"Oh, no, signore," rispose guardando su verso il professore.
"Allora ti raccomando di firmate per lezioni addizionali di pozioni, nel prossimo trimestre. Hai delel cose da recuperare, signor Potter."
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